PRESIDIO DI SOLIDARIETA’ DAVANTI AL CPR DI GRADISCA, SABATO 21 FEBBRAIO 2026

Riceviamo da Ass NO CPR FVG

21 febbraio 2026 – ore 16:30
CPR di Gradisca d’Isonzo (GO)

Perché portare la solidarietà sotto quelle mura non sia un rituale stanco ma una complicità necessaria

La guerra alla popolazione migrante ritenuta eccedente – così come quella condotta contro tutti i nemici interni, attuali e potenziali – si fa di giorno in giorno più serrata, nei cosiddetti regimi liberali come in quelli totalitari: in tempi di intensificazione ed estensione dei conflitti fra Stati nazionali, i fronti interni devono essere resi inoffensivi e le collettività devono essere “pacificate” con ogni mezzo di cui dispongono gli apparati giudiziari, legislativi e polizieschi.

Contro la parte di popolazione non valorizzabile in termini produttivi (dunque, eccedente), si dispiega un armamentario fatto di retate nelle strade e di ronde nei quartieri a opera dalla manovalanza fascista; di negazione della richiesta d’asilo; di sistematica profilazione razziale; di ostracizzazione violenta delle soggettività migranti, mediante i processi burocratici che rendono sempre più complessa la conquista dei documenti, presupposto necessario per poter accedere a un livello minimo di sopravvivenza e per sfuggire alle deportazioni coatte.

Oltreoceano, l’accelerazione dei processi di guerra allo straniero e all’oppositore politico – che contemplano, come sempre, l’eliminazione fisica dei nemici dello Stato – sancisce un ulteriore salto di qualità in termini di spettacolarizzazione e propaganda dell’azione repressiva, rispetto a quanto, da molti anni, avviene anche nei nostri territori: se evolvono in parte i metodi e le prassi, gli obiettivi e i presupposti dell’attacco restano, tuttavia, i medesimi, su entrambe le sponde dell’Atlantico.

Lo Stato, inoltre, utilizza gli strumenti della detenzione amministrativa e dell’espulsione non solo al fine di ricattare, controllare e sfruttare le vite di tutti i suoi potenziali prigionieri, ma anche come leve per favorire la violenta pacificazione delle lotte: esemplari le vicende di Anan Yaeesh (condannato per terrorismo a più di 5 anni e 6 mesi di carcere), di Alì e Mansour, dei membri dell’Associazione Palestinesi d’Italia arrestati a Genova, di Ahmad Salem, Tarek Dridi, Zulfiqar Khan e Mohamed Shahin, tutti colpevoli di essersi schierati in solidarietà alla popolazione della Palestina, prendendo parte alla sua lotta di resistenza.

Se abbiamo letto con gioia della liberazione dell’imam torinese, la rabbia per il sistema repressivo dei rimpatri forzati continua ad accompagnarci, consapevoli che le deportazioni – soprattutto verso l’Egitto – proseguono senza sosta, riempiendo di indesiderabili i voli charter e di denaro le tasche delle compagnie aeree. Il corpo della persona migrante è, infatti, sfruttato dalle istituzioni occidentali in ogni momento della sua permanenza in Europa, dal suo ingresso nella Fortezza alla sua espulsione.

Un’altra storia che racconta l’evoluzione nella gestione dei confini da parte dell’Europa e dello Stato italiano, anche a fronte del nuovo “Patto sulla migrazione e l’asilo”, è quella di M., ragazzo minorenne sequestrato qualche mese fa dalla polizia sul confine orientale di Fernetti e portato illegalmente al CPR di Gradisca.

Se abbiamo potuto ascoltare la voce del protagonista di questa vicenda, significativa degli abusi perpetrati dalle istituzioni – anche rispetto agli standard imposti dalle leggi di cui esse stesse si fanno paladine – è soltanto grazie ai legami di solidarietà e mutualismo costruiti nel tempo e con la lotta. Probabilmente anche per rompere questi legami, la cooperativa Ekene (gestore del CPR di Gradisca, assieme alla Prefettura) ha iniziato da diversi mesi a requisire il cellulare ai nuovi prigionieri, consegnando loro un telefono sostitutivo, privo di fotocamera, soltanto in seguito alla convalida. Negare l’accesso a qualsiasi strumento che consenta di rompere il buio e il silenzio delle carceri amministrative – fatto non esclusivo di Gradisca – è un modo ulteriore per isolare i reclusi, tentando di perpetrare indisturbati le pratiche di tortura e deportazione che si consumano dentro a quelle mure.

Dal campo di Gradisca, continuano, in ogni caso, a trapelare i racconti delle tentate evasioni, degli atti di autolesionismo, delle rivolte, oltre che degli abusi quotidiani che ne caratterizzano la vita interna. Un prigioniero con una mano rotta, alla richiesta di essere portato in ospedale, è stato pestato da un operaio della cooperativa Ekene: un fatto per niente raro o isolato, ma che ci ricorda, ancora una volta, il ruolo delle cooperative nella gestione dei campi per le deportazioni. Ci arriva anche notizia del perdurare dell’epidemia di scabbia all’interno del campo e della sistematica somministrazione di cibo avariato e riempito di psicofarmaci.

Per tutto questo, saremo di nuovo a Gradisca d’Isonzo, sabato 21 febbraio, dalle ore 16:30.

Per denunciare la guerra in atto alla popolazione migrante e ai nemici interni.
Per lottare contro i nuovi strumenti di repressione, marginalizzazione ed eliminazione di chi è considerato eccedenza dalla società dello sfruttamento.
Soprattutto, per l’urgenza e la necessità di rendere udibile la nostra solidarietà, costruendo legami di complicità con le persone rinchiuse in quel lager.

Con la Palestina nel cuore.

Con i rivoltosi di ogni prigione.

Fuoco a tutte le galere!

CPR: RACCOLTA BENI DI PRIMA NECESSITA’ INVERNALI!

L’assemblea NO CPR FVG sta raccogliendo abbigliamento INVERNALE maschile taglia da M a XL, prodotti per igiene personale e cibaire di sussistenza per i prigionieri del CPR di Gradisca.
Se siete in grado di contribuire la prima data di raccolta a Udine sarà DOMENICA 8 FEBBRAIO 2026 durante la cena di autofinanziamento organizzata da FAME NERA a partire dalle 16 presso lo SPAZIO AUTOGESTITO DI VIA DE RUBEIS 43 A UDINE.

20/12 STREGONERIA E CONTRO CULTURA GAY + kandeesha – PRESENTAZIONE

SABATO 20 DICEMBRE 2025
ULTIMA INIZIATIVA DELL’ANNO (forse) della LABORATORIA

PRESENTAZIONE DEL LIBRO

STREGONERIA E CONTROCULTURA GAY
di ARTHUR EVANS
Traduzione italiana a cura delle EDIZIONI ANARCOQUEER

a seguire APERICENA VEGAN

e DJ set di KANDEESHA https://soundcloud.com/kandeesha
che ci farà muovere con la sua musica DISORIENTALE, mix di musica elettronica e non dal MedioOriente e Nord Africa!

Sul libro..
Questo libro-cult degli anni ‘70, per la prima volta reso disponibile a
un pubblico di lingua italiana, parla di riti pagani, sesso gay, orge
sacre e stregoneria. Parla di come il cristianesimo abbia cercato di
annientare quelle forme di spiritualità legate alla venerazione della
natura e alla celebrazione gioiosa del sesso, in cui il travestitismo e
i rapporti omosessuali erano ampiamente praticati e rivestivano una
funzione magica, sacra. Parla del culto della Dea Madre e del Dio
Cornuto, sopravvissuti a secoli, anzi millenni, di persecuzioni
camuffandosi e mostrandosi sotto vari nomi e sembianze, fino ad essere
identificati con entità demoniache.
Dopo l’opera distruttiva del cristianesimo contro ogni forma di eresia,
di sessualità libera e di saggezza naturale, un ulteriore colpo alle
concezioni pagane è arrivato dall’industrialismo, che con le sue
tecnologie e il suo materialismo ha seppellito ogni concezione poetica e
magica della vita sotto i suoi miasmi nefasti.
Arthur Evans in questo libro ci dona un’incisiva critica della
traiettoria storica della civiltà occidentale, esortando a una lotta
senza esclusione di colpi contro il sistema tecno-industriale, che
coniughi una prospettiva queer con una visione profondamente ecologista.


Tattoo Circus : conosciamo lx artistx

Per chi non lo sa la “Tattoo Circus” è una iniziativa benefit in supporto a prigionierx e persone colpite dalla repressione. Quest’anno la dedichiamo alle lotte esterne ed interne ai CPR, lager etnici di cui abbiamo un fiero esempio in questa regione a Gradisca d’isonzo.
Tutto il ricavato delle giornate sarà dedicato a queste lotte, non c’è profitto alcuno per nessunx, solo grande generosità.
Ringraziamo fin da ora tutte le persone e i collettivi che a vario titolo hanno deciso di partecipare a queste giornate.
In particolare vorremmo presentare lx artistx che mettono a disposizione le loro abilità

LADY ELECTRIC
Domenica 7 / Lunedì 8 dicembre – il disegno che vuoi su prenotazione scrivendo a ladyelectricljubljana@gmail.com

Lady Electric ha iniziato il suo progetto “Life is pain” nel 2002, e nel 2013 ha aperto il suo studio a Lubiana.
I disegni stilistici di Lady Electric sono vari e personalizzati, mentre le sue creazioni si basano su colori duraturi e linee di qualità.
Ciò che la entusiasma di più è lavorare con le immagini di classici eterno del repertorio dei tatuaggi e con motivi ornamentali adattati alle linee del corpo.
Tutti i materiali che usa sono vegani e cruelty free.

Se hai già in mente qualcosa contattala e mettiti d’accordo direttamente per realizzare la tua idea scrivendo a ladyelectrictattoo@gmail.com
Per vedere il suo stile cercala su instagram: @ladyelectrictattoo

MARTA
Domenica 7 dicembre – Prenotatevi con Marta https://www.instagram.com/martacabr.as/

Sono marta, tatuo da qualche tempo esplorando stili diversi, e sto approdando ultimamente a qualcosa che sento piuttosto mio. Mi piace il nero netto (non troppo, ma le sfumature non mi appartengono) e le linee dritte non sono le mie preferite. I miei tatu spesso arrivano da spunti della natura passando attraverso la grafica digitale, arrivando alle volte a perdere i contorni iniziali.

MARGHETTI!
Lunedì 8 dicembre – WALKI IN! Scegli tra i suoi flash sul momento!
Ecco il suo stile https://www.instagram.com/marghetti_tattoo/

Mi presento : sono Margherita aka Marghetti Sei anni fa ho iniziato la mia carriera da tatuatrice, dopo 3 anni di studi ho deciso di concentrarmi principalmente sullo stile del blackwork cercando di aggiungere sempre un tratto personale ai miei lavori. Vi aspetto anche solo per un saluto!
Let’s make art together for good

❤️

GIZIA
Lunedì 8 dicembre – WALK IN
(vedi i disegni disponibili per questa Tattoo qui sotto!)
https://www.instagram.com/gizia__t_a_t_t_o_o

Mi chiamo Gizia e sono un’apprendista tatuatrice. Il mio stile sarebbe realistico colorato ma non perdo di certo occasione per divertirmi con altri stili e giocare anche tra eleganza e finezza dei fine-line. Vi aspetto numerosə e pienə di idee!

LEA PIERCING!
Domenica 7 dicembre – tutto il giorno piercing walk in e prenotazione!

Piercer dal ’95 · Fondatrice Eternal Flame (2002) & BMS (2014) Piercer androgina che fa male con stile Body suspension, performance & caos Singer & art
https://www.instagram.com/eternalflameart

Walk in naso/lobi + sopraciglio e ombelico.
Per altro si accettano prenotazioni scrivendo una mail a: leapiercing@gmail.com
ATTENZIONE POSTAZIONE PIERCING SOLO DOMENICA 7!

TATTOO CIRCUS TRANSFEMMINISTA – IN SOSTEGNO ALLE LOTTE DENTRO E FUORI DAI CPR – 7/8 DICEMBRE 2025

Da più di 25 anni in Italia esistono dei centri di detenzione cosiddetta amministrativa per persone senza documenti regolari, che sono di fatto dei lager etnici dove donne e uomini provenienti da paesi esterni alla comunità europea, sprovvistx di permesso di soggiorno oppure destinatarie di un provvedimento di espulsione dal territorio nazionale, vengono trattenutx in attesa della deportazione coatta nei paesi d’origine.

Istituiti nel lontano 1998, con il Testo unico sull’immigrazione voluto dal governo di centro-sinistra e firmato da Livia Turco e Giorgio Napolitano, hanno cambiato nome nel tempo, prima CPT (centri permanenza temporanea), poi CIE (centri identificazione ed espulsione) e infine, ad oggi, CPR (centri di permanenza per il rimpatrio).

Nel 2006 è stato aperto uno di questi lager nella nostra regione, precisamente a Gradisca d’Isonzo, in provincia di Gorizia, chiuso grazie alla forza delle rivolte interne avvenute nel 2013 e ritornato operativo come CPR nel 2019.

I cpr che nel passato sono stati chiusi, lo sono stati grazie al fuoco e ai colpi delle rivolte dei prigionieri al loro interno.

Non è un caso che il “pacchetto sicurezza”, ora legge 80/2025, dedichi particolare attenzione sia a chi si ribella al loro interno – e all’interno delle carceri del circuito penale – sia a chi tenta di spezzare l’isolamento a cui vengono sottoposti i reclusi portando loro solidarietà dall’esterno, introducendo a questo scopo nuovi reati e inasprendo le pene.

I CPR sono luoghi di tortura, segregazione e morte: a Gradisca nel 2013 muore Majid El-Khodra e dal 2020 ad oggi ricordiamo le vite spezzate di Vakhtang Enukidze, Orgest Turia, Anani Ezzedine,Arshad Jahangir.

Quell'”eccedenza umana” che non è più ricattabile nel girone infernale dei documenti, dello sfruttamento nelle campagne, dei cantieri, della logistica e del lavoro nero, chi non “serve” più alla macchina capitalista, viene spremuto un’ultima volta, fatto diventare mera materia prima per creare ancora una volta profitto attraverso la costruzione, il mantenimento e la gestione di questi lager e il funzionamento del business delle deportazioni.

Abbiamo deciso di dedicare questa Tattoo circus alle lotte dentro e fuori ai CPR per prendere posizione esplicita contro questi luoghi, che sono la rappresentazione più concreta e feroce del razzismo di Stato e della violenza delle frontiere, di cui non si può e non si deve in nessun modo essere complici.

ANCORA SULLA PARTITA

Riceviamo da Assemblea no DL sicurezza e no ZOne rosse questo contributo che invitiamo a leggere.

“A seguito del corteo tenutosi il 14/10/2025 vogliamo rilasciare anche noi una nostra dichiarazione come Assemblea NO DL SICUREZZA NO ZONE ROSSE – Udine riguardo ad eventi che sono stati oggetto di una pesante campagna di disinformazione e criminalizzazione mediatica.

Anche noi eravamo presenti al corteo, così come eravamo presenti in città nei giorni e mesi precedenti, ed è proprio dalla preparazione della città in vista di questo corteo che vorremmo partire. Da tempo denunciamo con preoccupazione e rabbia le scelte repressive, intimidatorie e restrittive che questo governo e le amministrazioni stanno mettendo in atto. Questa assemblea si è ritrovata per costruire risposte al decreto legge sicurezza e all’attuazione delle zone rosse.
Abbiamo sempre temuto che le modalità securitarie avrebbero portato a risposte sempre più violente e autoritarie da parte dello stato, nelle vesti delle autorità incaricate di metterle in atto (forze dell’ordine in primis). Abbiamo denunciato la presenza sempre più massiva di controlli e armi sulle nostre strade.

In occasione di questa manifestazione abbiamo avuto un assaggio più evidente di quelli che sono i risultati della svolta autoritaria e dello stato di polizia nel quale siamo sempre più forzatx.
La preparazione della città per il corteo è stata un climax di tensione, un corteo cittadino trattato come una minaccia pubblica. La città distopica: serrande chiuse, tavolini e sedie nascosti, strade laterali presidiate da elmetti e manganelli. Camionette ed elicotteri. Era evidente che queste intimidazioni mediatiche fungessero da deterrente: dissuadere la cittadinanza dal partecipare al corteo, alimentando una narrazione di sicurezza “a senso unico”, seminando il panico.
Nonostante questo clima di terrore, la cittadinanza ha risposto alla chiamata. In strada sono scese moltissime persone, ci hanno raggiunto da regioni e nazioni diverse, hanno sfilato sotto gli occhi inquisitori delle forze armate dando un segno forte di solidarietà alla Palestina e di condanna del genocidio in corso.

Al termine del corteo, in piazza I Maggio, quando una parte delle/i dimostranti ha cercato di proseguire verso lo stadio dove si stava giocando l’infame partita Italia-Israele (e intanto giungeva notizia dell’ennesima chiusura del valico di Rafah, per affamare la popolazione di Gaza), la polizia ha dispiegato tutta la sua forza repressiva. Getti d’acqua violentissimi e lancio di un numero spropositato di lacrimogeni (150 secondo la Questura), spesso ad altezza d’uomo. Non c’è stato quindi alcun “corpo a corpo” (come ammette il questore) e di conseguenza gli “scontri” e la “guerriglia urbana” sparati in prima pagina dai mezzi di disinformazione sono stati in realtà un lungo fronteggiamento. La stampa ha dato ampio spazio a chi è stato colpitx da sassate e nessuno a chi è stato colpitx dai candelotti, nè agli effetti dannosi del gas lacrimogeno CS che invadeva l’intera piazza. Nessuno parla delle manganellate distribuite dalla polizia alle persone fermate (pescate nel mucchio), a cui va la nostra piena solidarietà. Si favoleggia di “danni alla città” che, a un esame sereno, si riducono (come riconosciuto anche dalla polizia) a qualche scritta sui muri, un paio di bidoni condominiali bruciati e qualche segnale stradale divelto. Si è voluto impedire, con estrema violenza, il ripetersi del corteo spontaneo del 3 ottobre quando una grande folla aveva raggiunto la stazione da piazza I Maggio.

La spettacolarizzazione della violenza e la narrazione basata su “buoni” e “cattivi” nasconde la violenza spropositata delle forze di polizia. I primi lacrimogeni, poco dopo l’arrivo in piazza, hanno sorvolato ampiamente la linea della contestazione finendo fra lx indecisx: quellx che non sapevano se contestare lo sproporzionato blocco di polizia o ascoltare i comizi. A questi sono seguite scariche continue e ripetute, sparate verso ogni direzione e ad ogni altezza, sotto gli occhi increduli di chi si chiedeva quale potesse essere stata la causa di tutta quella forza. Hanno colpito i versanti della collina del castello, dove sembravano esserci solo spettatori sugli spalti (ci chiediamo addirittura se fossero parte del corteo), raggiunto la collina di piazza primo maggio (che giusto per intenderci ospitava un gruppo di persone che tendevano una bandiera con su scritti i nomi delle migliaia di vite dei bambini palestinesi strappate dalle forze israeliane), attraversato a pochi metri di altezza da terra, e quindi sparati puntandoli in faccia, le persone riunite da una parte e dall’altra della piazza. E non si sono fermati mai, fino a che ogni singolx partecipante del corteo non se n’è andatx. I lacrimogeni sono stati affiancati dagli idranti, dalle cariche e dal progressivo avanzamento delle forze dell’ordine fino a quando l’intera piazza è stata sgomberata.

Udine, il 14/10/2025, sapeva da che parte stare, per quel che riguarda i territori palestinesi: la Palestina va liberata dal fiume fino al mare. Vogliamo una Palestina libera da vessazioni, apartheid, colonialismo, genocidio. Violenze unilaterali adoperate dallo stato di Israele, non senza la complicità delle potenze “occidentali”.
Al risveglio, però, non vorremmo che Udine si dimenticasse da che parte stare: la liberazione dalle violenze e dalla repressione passa anche attraverso i nostri territori e la condanna dell’uso arrogante e fascista della forza deve risuonare trasveralmente, attraversando tutte le realtà che il 14 hanno alzato la voce. Ci siamo oppostx all’idea di ospitare degli stragisti sul nostro territorio, mascherandoli come atleti. Pensiamo sia doveroso opporsi anche a chi la violenza la adopera localmente, sul nostro territorio, mascherandola come “sicurezza”.

Assemblea NO DL SICUREZZA NO ZONE ROSSE – Udine”

Che bella Udine che brucia!

Che Bella Udine che Brucia!

Per prima cosa, esprimiamo totale e incondizionata solidarietà alle persone fermate e arrestate al termine del corteo contro la partita della vergogna Italia – Israele di martedì 14 ottobre a Udine.

Negli ultimi mesi abbiamo visto scagliarsi un’ondata repressiva brutale sulle partecipatissime manifestazioni in solidarietà alla Palestina che hanno attraversato tutta l’italia. 
In moltissimi casi, la repressione si è diretta contro manifestanti alle loro prime esperienze di piazza, spesso minorenni o persone non inserite in contesti militanti o organizzati. Questo elemento, ormai ricorrente, fa pensare che non si tratti di episodi casuali, ma di una strategia precisa su cui vale la pena soffermarsi.

La priorità sembra essere fare prigionierx, non importa chi, né cosa abbia fatto. 

L’obiettivo è dare qualcosa in pasto ai giornali, alimentare il racconto securitario e giustificare i mezzi messi in campo. Se un’operazione non produce fermi o arresti, rischia di apparire “inutile” agli occhi dell’opinione pubblica. Il sensazionalismo mediatico sui fermi e gli arresti non è mai compensato dalla stessa attenzione quando le accuse cadono o arrivano le assoluzioni, che quasi sempre passano sotto silenzio. 
È un meccanismo di propaganda facile tramite arresti facili.

Questa repressione veicola un messaggio preciso: “in galera ci puoi finire anche tu”, anche se è la prima volta che scendi in piazza. È un tentativo di seminare paura e scoraggiare la partecipazione, soprattutto in un momento in cui le piazze per la Palestina hanno mostrato numeri che in Italia non si vedevano da anni. L’obiettivo è ridurre queste mobilitazioni spontanee e non organizzate a dimensioni “gestibili”, per poi avere campo libero nel colpire chi non desiste, fino a riportare tutto al silenzio, attraverso decreti e leggi sempre più repressive che passano inosservate perché “non ci riguardano”.

I cosiddetti “rastrellamenti a caso” quindi non hanno nulla di casuale. È una strategia consapevole: se vengono fermati militanti notx, la rete di solidarietà si può attivare; se vengono prese “persone comuni”, invece, si rischia che prevalga il silenzio, la paura, la tendenza a dissociarsi.

La repressione non punta solo a colpire chi lotta, ma a isolare, a neutralizzare la solidarietà e a trasformare la paura in rassegnazione.
E proprio così riescono a sedare la partecipazione e a disinnescare la possibilità stessa del conflitto.
Il vero obiettivo è spegnere quel che nasce quando la gente comune scende in piazza e segue il proprio istinto morale.

Ed è in questo quadro che si inserisce anche lo strumento della solidarietà. Se chi è avezzx alla repressione sa che nessunx va lasciato solx, chi mastica meno queste pratiche finisce a trovarsi spiazzatx, non sa a chi rivolgersi e la repressione diventa un fatto individuale e di solitudine.
A questo tentativo di neutralizzare la solidarietà e disincentivare la partecipazione si somma la tanto comoda distinzione fra manifestanti “buonə” e “cattivə” e fra manifestazioni pacifiche e degenerate, abitate da “infiltratə facinorosə”. Secondo questa narrazione, la libertà di manifestare il dissenso è garantita soltanto se espressa “pacificamente”.  Dove per “pacifico”  si intende “pacificato”, ovvero circoscritto e costretto nei limiti di quanto consentito dalle forze dell’ordine: tutto il resto, tutto quello che esistere al di fuori di questo asfissiante perimetro resosempre più angusto da leggi repressive e pacchetti sicurezza) è negativo, e deve essere condannato, pure dallə manifestanti “buonə”, pena la legittimità del loro manifestare e delle loro rivendicazioni agli occhi dell’opinione pubblica e forse pensiamo anche del poliziotto interiorizzato.
Di fatto, peró, il perseguimento di questa legittimità rompe i movimenti dal di dentro e presta il fianco a chi ci vuole divisə, diffidenti, spaventatə e ancor peggio isola chi è represso.

Per questa ragione consolidare narrazioni di questo tipo è complicità con l’oppressore.

Non crediamo in alcuna distinzione , crediamo solo nella diversità e varietà delle pratiche, poichè gli obiettivi politici e gli slanci rivendicativi si perseguono secondo forze diverse, canali diversi ed energie differenti.
Lo slogan “se toccano unx toccano tuttx” deve prendere concretezza effettivamente quando unx viene toccatx. Poco importa se le pratiche adottate in piazza siano condivise o meno: bisogna avere chiaro chi è il nemico.
La polizia è il nemico, che difende i padroni, le politiche genocidarie, chi devasta e avvelena la terra.
Lo stato è il nemico, complice del genocidio, dell’oppressione di razza, di classe e di genere.
Non lo sono invece lx compagnx che stanno al nostro fianco, anche se con tensioni o approcci diversi. La piazza deve restare uno spazio libero, senza registi né guardiani morali, aperto a chi rifiuta le proteste pacificate e addomesticate.

C’è un fuoco nella pancia che nessuno potrà mai domare, e ringraziamo chi con quel fuoco ha illuminato Udine di una bellissima luce!

Le strade e le piazze sono nostre e non le abbandoneremo per paura. Difendiamo chi lotta con noi e accanto a noi, accogliamo chi arriva per la prima volta e facciamo in modo che la solidarietà non rimanga solo uno slogan ma diventi una pratica quotidiana.

Nessun passo indietro!

9/09 Incontro con Liad Hussein Kantorowicz

Come transfemministx e queer i cui corpi ed identità vengono strumentalizzati per togliere e indebolire la solidarietà alla resistenza palestinese attraverso operazioni di pink/rainbow washing abbiamo sempre ritenuto importante posizionarci e costruire momenti di
approfondimento con l’obiettivo di disinnescare la potente retorica sionista e fascista ma anche di una certa “sinistra” ed è con questo stesso spirito che organizziamo questo incontro per noi molto importante.

La lotta per la liberazione della Palestina è una lotta che riguarda tuttx. Riguarda anche le persone ebree nel nome delle quali viene commesso il genocidio che è in atto.
Dal 7 ottobre, l’Europa ha assistito a un aumento storico di persone e gruppi che utilizzano il loro posizionamento di persone ebree antisioniste per esprimersi a favore della liberazione della Palestina e opporsi al genocidio.
Può questa presenza essere da sprone per i movimenti di sinistra europei a confrontarsi con il proprio antisemitismo e razzismo interiorizzato?
In questa presentazione forniremo una panoramica su questo movimento in crescita in Europa, chiariremo le differenze tra antisemitismo e antisionismo, lontano dal modo in cui questi termini sono stati strumentalizzati contro il movimento per la liberazione della Palestina.
Ragioneremo collettivamente su cosa è necessario in questo momento specifico in cui è in corso il genocidio per costruire in maniera più efficace un movimento per la liberazione della Palestina che sia inclusivo e libero da antisemitismo e razzismo